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La Storia

Con l'unità d'Italia e dopo il 1870, e con la scelta di Roma come capitale del regno si rese inevitabile lo studio di un nuovo piano regolatore che desse alla città un aspetto più moderno e funzionale. Già il 9 Luglio del 1873 fu presentato al Consiglio Comunale un nuovo piano che approvato dopo pochi mesi di dibattito dall'assemblea capitolina non fu però mai convertito in legge dello stato. Il Tevere, che se ben utilizzato, poteva diventare insieme alla ferrovia ed alla Via Ostiense, una fondamentale via di comunicazione, iniziava ad avere nell'ottica di quegli anni un'importanza strategica economica che avrebbe permesso un vero e proprio decollo di quella vasta area pianeggiante morfologicamente adatta allo sviluppo di un polo industriale cittadino. Rendere navigabile fino al mare il Tevere sembrava essere il punto centrale necessario per dare un nuovo aspetto economico a una Roma che verso la fine dell'800 si presentava per molti aspetti medioevale e arretrata rispetto al resto dell'Italia. Dall'8 marzo del 1883 quando venne convertito in legge il nuovo piano regolatore, fino al 1896 ci furono continui tentativi per la realizzazione di un polo industriale capitolino. Le speranze per un porto di Roma furono ravvivate da lì a pochi anni per opera di Paolo Orlando, che farà dell'idea del porto di Roma e della valorizzazione industriale della capitale, la sua principale attività, che ebbe inizio con la fondazione del Comitato Pro Roma Marittima (P.R.M.) nel 1903. I punti programmatici degli sforzi di Orlando prevedevano di: prolungare fino al mare la Via Ostiense, di riuscire a recuperare al demanio l'arenile tra la foce del mare e quella del canale di Fusano e quello di realizzare una ferrovia per collegare la città al lido ostiense. I primi due obiettivi furono facilmente raggiunti: il prolungamento della Via Ostiense fino al mare fu ultimato il 5 maggio 1907 "Risolvetti la situazione col far considerare dal Ministero dei Lavori Pubblici il breve prolungamento come strada di bonifica e quindi di competenza dello stato"; il secondo obiettivo fu raggiunto grazie alla legge n. 502 del 1907. Invece il progetto di collegamento ferroviario, prima della sua realizzazione, subì varie vicissitudini. A fianco di questi obiettivi iniziali andava posto il più ambizioso progetto del porto di Roma sul litorale ostiense che fino al 1918 non ottenne sostanziali consensi e che fu giudicato dal Capo del Governo Giovanni Giolitti in un quesito postogli dalla Commissione parlamentare del Bilancio il 27 aprile 1907 "opera non utile, né opportuna". Nonostante l'insediamento di alcune piccole industrie lungo la Via Ostiense e le continue peripezie burocratiche, all'alba del XX secolo non c'era nessun polo industriale cittadino da far "decollare". Con il "Blocco popolare" capeggiato da Ernesto Nathan che risultò vittorioso alle elezioni municipali di Roma nel novembre 1907 e con il piano regolatore del 1908 redatto dall'Ing. Edmondo Sanjust de Teulada, approvato con Regio Decreto n. 81 del 29 agosto 1909, ribadì ancora una volta la vocazione industriale di tali aree e la volontà di sviluppare la città verso il mare.

Giovanni Giolitti
Paolo Orlando
Ernesto Nathan
Pro Roma Marittima
 

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